Confessione di una notte – pillole filosofiche

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Sono un contorsionista. Mi snodo tra gli eventi cercando incautamente di riordinarli. L’errore semmai sta nel cercare di organizzare quello che non dovrebbe essere neppure ordinato mentalmente. La vita è una burrasca – tenti di superare la tempesta cercando riparo, ma la curiosa essenza della natura umana porta l’essere ad osservare il mal tempo a vedere i colori che assume un temporale – perché siamo essere maledettamente propensi alla scoperta. Le comparazioni ci servono, ne abbiamo necessità proprio come necessitiamo dell’aria. Dobbiamo respirare questo misto di aria pesta e purezza ( che spesso identifichiamo in ciò che rappresenta il nostro nido ) per poter andare avanti. Come se l’umanoide per vivere dovesse respirare e non respirare. Inspira, espira . Tipico caso in cui natura e filosofia si intrecciano in una fusione di intenti. Da cosa nasce lo snodo stasera, cosa ha smosso stasera questa confessione notturna nel silenzio di una casa che riposa e alimenta i miei pensieri da notturno ( per esigenza ) un dialogo con una collega blogger. Una meravigliosa anima che ha giustamente letto tra le righe di un poeta di periferia . Il mondo è ricco di periferie se il centro delle cose che ci interessano sono lontane da noi. La collega che non cito, leggera sicuramente l’articolo e capirà che parlo di lei. La ringrazio, la comunicazione è smuovere, attivare gli istinti, provocare una reazione letteraria, in chi sa già che scriverà a valanga, dopo una semplice domanda, se la domanda sarà cosi maledettamente centrata da far diventare un mare quieto in tsunami. Le emozioni, contorsioni – i sentimenti paludi ( perché l’acqua stagna nonostante non sembri, è come un vino invecchiato – è li dall’origine dei tempi ) i nostri sentimenti,appunto sono li fermi, non scorrono – li sostano e permangono per l’eternità. Possono solo azionarsi e sviluppare un effetto. L’argomento della sera era, il caro vecchio dolore – una carovana di anima al seguito per l’argomento . Serve, anche lui – serve per tantissimi motivi,  principalmente perché è come se fosse una bussola li pronta a farci decifrare l’ennesimo impulso, l’ennesimo avvenimento. Ho un grande mentore, che conosco fin da quando sono bambino – ogni volta che posso ( adesso lui è anzianotto ) quindi sono cresciuto anch’io , vado a trovarlo. Nell’ultimo incontro mi ha ripetuto una cosa basilare in merito al dolore che mi ha fatto riflettere cerco di riportala quasi fedelmente

<< Non dobbiamo insultare il dolore, gli eventi che si susseguono. Siamo esseri egoisti perché il contatore delle nostre azioni è difettoso e tende a contare solo le situazioni che riteniamo dolorose a discapito di tutte le cose belle che abbiamo. Se potessimo fare una conta precisa, distinta di gioie ( anche quelle che non consideriamo tali ma ci sono per esempio il sole ) e dolori – allora solo dopo un conteggio serio e preciso riusciremmo a sentirci fortunati>>

Certo a quasi 80 lustri – è facile essere positivi, ma non è un discorso di + e –  la vita non è un simbolo, la vita è altro, molto di più – nonostante il mondo stesso ci impone di non ricordarlo, ma solo se decidiamo di partecipare alla loro corsa, a quella corsa – sadica, ingiusta e dolorosa – del cercare sempre di più, del volere di più. Questo lo posso garantire alla metà degli anni del mio mentore. Le uniche corse che faccio le faccio con me stesso , provando ogni giorno ad essere una persona migliore, provando ogni giorno a fare almeno una cosa per qualcuno prima di dedicarmi a me. La gara non è con la vita, la vita è li – ( come dicevo alla mia collega ) lei ha già vinto, perché lei quella vita che vivi, sa che non è tua ma è sua e dai tempi dei tempi.

Sono felice quando scrivo, sono felice  quando ho finito di leggere un buon libro, sono felice quando ho i miei figli lontano massimo tre metri dal mio sguardo, sono felice quando mia moglie mi sorride e io so che quello è il momento in cui lei è tutto quello che voglio e io sono il centro della sua attenzione. Sono felice se alla fine della mia giornata accendo il pc è ho qualcosa da dire – ci sono stati giorni in cui non avevo voglia neppure di aprire gli occhi e non era solo dolore, ero io che non vedevo e non volevo andare oltre perché oltre le barriere che ci hanno obbligato a vedere – ci sono milioni di spazi che non vediamo , solo perché abbiamo paura di arrampicarci per non cadere. Cadere poi ha più frasi di vivere, volete che vi dico che cos’è cadere per me ? – è vedere il mondo al contrario almeno per un secondo, e spesso si sa a vedere le cose al contrario ci si capisce di più.

Dicevo all’inizio sono un contorsionista è vero – milioni di mosse e incastri solo per vivere… no. Dico no, stasera per l’ennesima vola dico no. L’anima non ha bisogno di incastri, qualcuno dice che sia leggera come un soffio – da qui nasce il concetto – un soffio all’aria diventa altra aria, quindi il mio soffio è aria nell’aria, da qui definisco l’anima tutto.

 

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Alter Ego

rischia

 

 

 

Sento le lacrime cadere sulle mie ricurve guancie, che sono come scivoli nel nulla

Gocciolando sui confini di una bocca che tace, amaramente tace immobile

Come il mio corpo cotto al sole di un giorno caldo senza ripari.

Sale, sale fino ai singhiozzi che non vogliono cessare e mi smuovono come fossi un foglio incustodito, lo stesso che imbratto nel ciclone dei miei umori, tentando di risalire dai fondali dove sono sprofondato.

Sento il tutto convergere sul mio stomaco mentre non ho più lacrime

Sento ! Sento ogni cosa

Nonostante fa male

Nonostante non passa

Fermo su pensieri, lame

Fermo sui rimpianti, briciole di cuore

Fermo sulla fede, come un labirinto da cui voglio evadere

Credere! credere è più doloroso che non avere credo.

Sento! Sento ogni cosa

O credo di sentire tutto ciò che non so più provare, o peggio non provo perché  sentire fa più male di credere

Per cui non credo, smetto di sentire

Ma provo.

Tempesta Ormonale

Io e te, tra le stese stuoie dell’essere, mai domi. Noi tra le miriadi di effusioni comode,
che solo gli amanti sanno donarsi.

E poi i tuoi occhi, come biglie che accendevano la notte

Sentivo le tempeste
L’uragano alle porte dell’ anima. Sentivo la tempesta dimorare in me

Il mio sorriso

Il mio sorriso certe volte inganna, cela dentro le sue morbide sembianze tante circostanze. Certe liete altre possono turbare. Però è sempre li stampato come se fosse dipinto sul mio volto. Vuoi – che sia sempre imbronciato? Credo sempre, non smetto mai di sperare, inseguire, conseguire. Ci provo almeno fa’parte di me, io sono cosi un segno + steso su una stesa di segni meno. Saltello da un negativo all’ altro e resto in equilibrio. Vuoi che sia un sognatore che non si è ancora imbrattato di realtà, vuoi che nella leggerezza non esiste peso.Io mi infango ogni giorno nelle pozze sporche di acqua stagna – ma so di non voler cadere in quel tranello che può essere la presunzione di essere immortale o più forte. Nel vivere credo invece, nei pensieri che appesantisco il mio cuore, ma si sa’ l’equilibrio è bilanciare il peso della vita con la leggerezza della tua anima. Bilanciare il peso della vita con la leggerezza della tua anima. Bilanciare il peso della vita con la leggerezza della tua anima. E solo in quel momento capire che cosi si può anche volare.

Una giornata con papà

mano nella mano

 

E’ stata una lunga giornata, di quelle che sembrano create da uno strano destino per farti capire che non esiste una regola. Mi piacerebbe avere un giorno ben strutturato simile a quello precedente uguale a domani, ma, nella terra dei vivi le circostanze ingombranti fanno in modo che l’incognita, quella strana forma di persecuzione delle azioni, decida di cambiare la sequenza delle priorità. Ecco – cambia il programma dunque azioni il pilota automatico, quel misto supereroe che sfreccia schizzato ( che vive in ognuno di noi)  pur di portare tutto a termine. Il giorno finisce, tu frani, ma sei soddisfatto per cui alla faccia del tempo avverso, lui correva, tu lo rincorrevi più velocemente da averlo battuto. Il finale di giornata è stato un trionfo, un ritaglio d’incognita inatteso che ha donato a quest’uomo un momento di grande emozione. Un viaggio con papà, che non è più l’uomo di venti anni fa ” forte, coraggioso e sempre duro ” è un meraviglioso vecchietto, timido anche a chiedere un passaggio, con cui cerchi di passare più tempo possibile nella proiezione del tempo che non hai ; semplicemente perché l’era moderna ti prepara una lista di milioni di impegni da sviluppare in 24 ore. Questo vecchietto è lo stesso che per tanti anni mi ha fatto penare, con le sue imposizioni, i suoi ordini e la sua disciplina, che sono oggi i grandi valori che so mostrare con fierezza. Questo papà oggi mi intenerisce e se non portasse lo stesso nome di allora, stenterei a credere che fosse la stessa anima. Piccolo viaggio per una visita, un tragitto in auto da Riccione a Forli e ritorno, quasi due ore di macchina tra autostrada e traffico. E’ stato bellissimo che in una circostanza del tutto casuale abbiamo avuto il piacere di condividere del tempo, tempo libero con lui. Si parlava di tutto, si rideva e si affrontavano problemi più grandi e dopo tanto tempo abbiamo riprovato il piacere di stare insieme senza un’ evento da condividere, ma per il piacere di farlo. Sono felice sia avvenuto, sono contento di aver vissuto una giornata cosi ricca di sensazioni che avevo dimenticato e su tutto sono contento per aver parlato con un papà ottantenne, che tolta la armatura da soldato, è un uomo che non ricordavo o peggio non conoscevo cosi. E’ stato un grande educatore, non era mai stato cosi teneramente vicino. Ho saldato a me questo momento e sono certo che non lo dimenticherò mai . So che se dovessi rimpiangerlo un giorno, queste due ore si trasformeranno in  quel breve flash che mi farà sorridere pensando a lui. Cosa mi riprometto stasera, non di ripassare un giorno cosi – i momenti straordinari sono una casualità di tanti fattori che si uniscono per puro caso, in un dato momento e certamente ti capiteranno poche volte nella tua esistenza. Mi riprometto di dirlo a tutti, coloro hanno ancora la possibilità ovviamente, ritagliatevi un’ attimo e per una volta vivete ciò che il presente vi consente di scoprire, perché la magia degli affetti, maggiormente quelli famigliari , è proprio in una consistente emozione che può cambiare l’ origine  del tutto ciò che credevate sia in un modo invece si dimostra l’inverso . Questa magia per oggi è qualcosa di unico che porterò per sempre con me.

Riflessione contorta

Ogni dolore è preludio di felicità.

Oggi è questo il pensiero che mi accompagna. Adesso non vorrei passare per il cronico riflessivo che cammina per strada mentre mormora la frase fino allo sfinimento. Con questo pensiero sono andato a fare colazione, ho già gestito mezza giornata di lavoro, ho prelevato mia figlia dall’ asilo e siamo andati a fare la spesa. Dunque la domanda sicuramente non ha turbato il resto delle cose da fare. Mi ha accompagnato, è stata con me in ogni momento quasi a volermi sostenere. Un pensiero che ti fa compagnia è un momento di distrazione da qualunque cosa fai nel momento cui per un momento rifiati.Chi non vive un dolore? Dunque l’argomento è comune. In questo siamo tutti sulla stessa linea in ordine, nessuno escluso. Già in questa riflessione inserisco un concetto di ugualglianza davvero magico – uguali che bella parola. Nessuna differenza – nessun privilegio,nessuna arrampicata sociale o sostegno sociale. Uguali almeno nel concetto. In questo aspetto la variante saranno i metodi di sostegno al dolore, sostenere e combattere il dolore – già in se nascondera’ differenze e squilibriera il precedente concetto di uguaglianza. Esempio per chiarire il concetto Bill Gates assopira il dolore in modo differente da me. Me lo immagino in una stanza multimediale mentre è triste ma si coccola con effetti speciali. Ripatendo dalla premessa. Chi non vive un dolore? Ma la nostra sofferenza deve purtroppo avere il suo tempo, quello che gli occorre per farsi smaltire. Utilizziamo la fantasia, proviamo a pensare in modo opposto. Dopo un grande dolore segue sempre un momento di serenità di gioia o che posso dire di ridente felicità. La vita è questo, ripeto a me stesso – posso non accettarlo, posso ribbellare la mia ira ai venti del dolore, posso anche sfogarmi contro il buon Dio ( asserendo senza motivo se lui si è dimenticato di me) ma devo concorrere contro corrente ( inteso contro le mie necessità o volonta ) ma giungero sempre al punto di raccolta di tutte le cose che ho pensato. È la vita, non esiste una variante, non esiste una differente e parallela alternativa la vita la vivi e lei scorre audace e indifferente. Se può servire è nei momenti di sconforto che comprendiamo la bellezza delle cose semplici, delle gioie h24 che abbiamo sempre e non sappiamo apprezzare. Dico a me stesso, accetta il basso e salta più in alto ogni volta che cavalcherai l’alto che inevitabilnente giungerà. È una riflessione contorta ma questo lungo giro di parole mi è servito a decifrare il senso della frase che si aggrappava alle mie meningi. Sento di aver davvero alimentato una parte troppo invadente di un mio pensiero ma si sa scriviamo perché abbiamo necessità di svuotare il contenitore delle ns emozioni – scriviamo perché decodifichiamo i ns sentimenti e li eleviamo trasformandoli in ogni cosa che tradotta in sillabe diventa un ns caposaldo. Dico sempre ho le sillabe che sbordano…cioè ho bisogno di scrivere perché ne ho viste tante, o ne ho provate tante o semplicemente è naturale in me non sono in grado di parlare tanto, differentemente dallo scrivere.

Autistic children

E’ stato come fermare il tempo – gelarlo in quell’attimo in cui tutto è iniziato

La semplicità del credere nel futuro spazzata via come una piuma in una bufera

Morirò ogni giorno, in ogni volta che aperti gli occhi avvertirò che è già mattino , per risorgere ogni qualvolta che osservero’ i tuoi occhi – figlia mia, che sei il senso delle cose.

Accompagnandoti nella vita, con la convizione che tu mi hai insegnato un amore che non credevo potesse esistere.