Vorrei

Vorrei essere differente

Certi giorni, non sempre.

Vorrei correre dimenticando dove ero diretto e non avere meta – per una volta –

Non avere verso

Solo desideri, solo pensieri da attuare.

Vorrei essere chi non sono mai stato

Provare per una volta a non usare la ragione

A cercare sempre una spiegazione

Perché il tutto certe volte può essere anche un bel niente.

Vorrei non essere nulla

Di un concetto che monta in menta esausta

Che sfinisce finendo a dormire sul divano

Vorrei calpestare aria

E saltare, catapultato più in alto di dove immaginiamo che finisca l’universo

Non vorrei essere sempre cosi attento

Cosi rigido con i miei impieghi

Essere niente di ciò che sono

E tutto ciò che vorrei essere

Abc

La condizione essenziale di un essere?

Essere!

Rientro con il sorriso gioioso di essere nuovamente nel bel paese e di poter ricominciare con nuova energia e nuovi spunti, tutto. Tempo di disfare i bagagli e di riaccendere la giornata e tornerà tutto alla normalità. Il lavoro riparte lunedì nel frattempo wordpress sarà la mia lettura dopo tanti giorni di assenza e silenzio.

Un saluto a tutti.

Incontro # dentro me #

Sei stata tu o semplicemente io – riordinavo frammenti di cuore dispersi per lo spazio circostante.

Ciò che resta è emozione che culla la mia anima.

Risalendo le tempeste armoniose dei sentimenti, mi sono smarrito dentro te. Tu hai dato un termine esatto a tutto, la corretta definizione. Le battaglie emotive franano nelle certezze. L’amore non è produttore di eventi certi – lui crea immagini, ricordi, esigenze, dipendenze, sonorità e fantasie. La incontrai:

Fu come cadere in un vortice, ogni singola idea stravolta, ogni possibile riflessione alterata, fu a dissolversi tra le macerie di un’impero decaduto -ai piedi di un essenza indiscutibile -Tu – imperante restavi il punto definito nell’ anarchia di emozioni viscerali smossi come le maree – dalle correnti passionali che scorrevano in campi irrigati per la raccolta di fine stagione. Tu il gancio nel nulla di un qualcosa che non ha limite io, il punto mobile di questa scena ciclica.

La incontrai mentre calpestavo l’inferno, donandomi la vita in un paradiso individuale.

La incontrai, tutto in trasformazione

Ho cambiato idea, su di me – sulla vita- ho scoperchiato il forziere dentro me, riscoprendo un tesoro perduto nella mia esistenza, era l’amore.

L’amore è cosi – comprendi la sua essenza dopo un motivo che ne ha scatenato l’energia.

L’amore che ho per te è come una radice – salda alla terra – dipendente dai suoi vizi

Acqua e sole – proprio come io e te.

(A te) Quando non ci sei

Sai cosa penso quando perdo lo sguardo più lontano di dove potrei ambire di osservare ?

Penso a te – penso a quanti sogni custodisci
A quanti desideri hai creato
A quante birre ci sono volute per trasformare il tuo volto, da un castello di sabbia, a qualcosa di possibile.
Alle patatine in sacchetto che di notte fanno rumore, come la pizza su letto che ancora emanava odore di noi.
Alla follia di voler contare le onde. Quando il mare mai fermo prosegue i suoi sussurri e di notte noi ci mischiamo all’ universo.
Sai quante cose sei? Sei stata! Sarai.
Il bello della vita è che siamo contenitori cilindrici che sprofondano -ognuno nel proprio fondo – tondo – come un mondo.
Mai scoprirò che cosa sono per te – cosa provi ogni volta che cerco di ricordarti quanto sei importante -quanto lo sei stata e quanto lo sarai.
Vale anche per te, spero. Perché amore è anche non sapere.
Se potessi scoprire quanto sei dentro di me – ti innamoreresti di te – per questo ogni tanto credo che tu mi hai dimenticato
Sai cosa penso a quando scrivo?
Ti Ri- osservo – in quei brevi frame che restano di te – di ciò che ho vissuto – tu eri li in ogni ombra che clonava il mio passo
Non andrai mai via
Sei il sogno
E i sogni – sono fatti per tenerti in vita – non per viverli.

Sarà un’altra poesia?

E tutto scorre.

Mentre resto fermo sui miei passi

Sotto i miei anni

Fermo su di te

Quando tutto si ferma

Resto spento sui tuoi fianchi

In attesa, sui tuoi sogni

In discesa, su di te

Mentre accatasto immagini

E mi perdo nei miei momenti

Sarà un’altra poesia?

O solo una parola che sparirà

Ogni altra cosa si dilegua, non è più niente

s’impossessa,anche di me,

In quel preciso istante che ho bisogno di te

Amnesico

Desideri inespressi nel deserto, come voglie strozzate dal tempo, nel tempo

Segni nelle attese, mai domate

Sembra sempre che il tutto vaghi sperduto

in senso inverso o solo in un verso

Il sapore dei tuoi baci, un miraggio che sopraffae la ragione

Sono una parola smarrita tra le scartoffie

di paroliere, che tenta, di imparare a scrivere non sapendo tenere la penna in mano

Sogni rimasti in folle

O, solo folle sognanti nella confusione

Amnesico di te, io.

Sognare

Sono un sognatore.

Ma chi ha dato nome ai sogni, attribuendo ad essi una definizione cosi -astratta racchiusa in un significato cosi periferico che monta come panna, le aspettative dell’ essere. Perché ai sogni hanno fatto indossare questo velato mistero di attendista rendendolo tanto irrealizzabile quanto possibile?

Perché i sogni sono come i piatti di una bilancia – in equilibrio in attesa di un peso ed una materia prima.

Adoro immaginare il mio sogno – lo vedo ogni giorno parcheggiato nella lista dei desideri. Lo ammiro splendere tra tutti, in prima fila come il più fedele degli abbonati. Lo osservo, lo elaboro, riesco ad anche ad immaginarlo all’ opera – in quanto i sogni quelli veri, sono già ben adeguatamente trasparenti dentro di noi, tanto da fanstasticarne l’evoluzione. Una frase fatta – se non erro di William Blake – esprimeva la chiusura concettuale dell’ aforisma con uno stridente o prudente ” sognare non è la soluzione” come se i sognatori fossero esseri cementati al suolo, incapaci di andare avanti. Eppure conoscono sognatori che hanno cavalcato le alte onde del futuro e dell’ evoluzione.Quindi deduco, se il sogno va bene, bene , se va male, male ,male.I più grandi sognatori che ricordi – avevano nella loro viva visione – un’energia pura che solo chi crede in qualcosa – può avere. Credere – che bella parola. Credere equivale ad avere fiducia, in manipolare speranza trasformandola in energia – di produrre certezze e mostrarle dopo averle rincorse. Devo aggiungere altro – per definire il tracciato mentale e fisico che traveste un sognatore del 2018. Sognare è anche visione – vedere pienamente dentro le ns percezioni- vedere chiaro all’ interno di questo anfiteatro. Tutti i sognanti tendono ad elaborare, creare una sequenza immaginaria da seguire come una scia. Una scia che conduce.

Sono un sognatore.

Con i piedi ben piantati a terra, ma con l’abilità di chi è pronto a volare.

Non rincorro i sogni – li vivo respirando quest’ aria pesta a pieni polmoni, mentre osservo il vuoto e punto indefinitamente lo spazio, sappiamo bene che uno spazio può essere oltre, molto oltre rispetto a qualcosa di chiaro. Chiaro? Trasparente, qualcosa che non può essere e per nessun motivo fraiteso. Chi con chiarezza agisce rende noto ampliamente, passo per passo alla comunità di ciò che fa. Fare è meglio di non averlo mai fatto e averlo tentato è uguale a provare. Il tentativo e averci creduto, credere mi riporta nel tentativo di inseguire ogni giorno, avanzare nel sogno che altro non è, che il punto di arrivo di una strada che ho imbeccato. La seguo – la visualizzo la rendo conforme alla malleabilita della mia visione – la vivo – la creo. La sento avanzare dentro di me nutrendola. Sognare potrebbe non essere la soluzione, ma se nel sognare intravedo una parte di me che si affaccia al futuro – non sto sognando – sto vivendo.

A cosa serve le poesia – Antonella

La poesia. È una parte incontaminata di me che voglio sentire, far emergere dal quel sofisticato silenzio che dentro di me brama e si fa breccia dentro i tentacoli ovattati di ciò che ad occhi aperti non saprei dire e posso dire solo se smetto di inseguire la ragione e sentire cosa dentro di me vive in quello spazi o incontaminato chiamato anima forze o solo dentro oltre ogni dentro e dire apertamente solo dopo averla letta questo son io

A cosa serve? Ha tradurre ciò che di più intimo dimora dentro di te. Quella parte limpida – solo tua che ti fa essere differente da tutto il resto. Perché l’unicità dell’ essere – non è in ciò che vogliamo essere. Ma in ciò che siamo e tanto spesso chi sono io lo scopro solo rileggendo ciò che ho scritto. Una volta che ho tirato via la maschera – ho tolto la cravatta – posato le chiavi dell’ auto e ho chiesto a me stesso e senza veli chi sono. Spesso in una poesia – altre volte in un romanzo – molte altre in una lettera altre volte ancora in un panorama che osservo in silenzio certe altre nel nulla. Non importa ciò che succede, quello che abbiamo patito, cosa accadra la differenza tra chi scrive e non -è nell’ esigenza di attingere dal inchiostro dell’ anima la parola dettata da un cuore…che vive, che vede, che soffre che spera e che scrive

Illuso

Ho vissuto la mia vita

Ricurvo sulle fatiche dei miei anni

Costruendo la felicità su di un lastrico

Illuso!

Credere che potesse bastare riprendere fiato

per Respirare a pieni polmoni, per sempre

Illuso, è l’essere che dimora l’occhio del ciclone dimenticando le tempeste.

Ignorando le tempeste

Che ci contornano

Incontro # i sensi #

Dalla prima volta che ti ho vista

Sin dall’ultima volta che ti ho visto

Era l’amore che reggeva il mio sguardo

Quando tutto si trasforma e diventa un posto in uno spazio

Quando nell’ incertezza dei passi, nella difficoltà del compierli, ogni cosa trova equilibrio

Quando nel cupo solitario battito, risuona in eco anche il tuo, comprendo che sei posata su me

L’amore che è ho per te è come una sensazione – non ha un’origine. Non èmai uguale

Sei ti rivedo in ogni cosa che possa farti emergere spuntando nei miei sguardi

Perché l’amore è in uno sfondo che ammiri

In un viaggio che mi allontana da te

In un sogno di cui non sai intravedere il senso, ma che compi a senso unico senza limiti

Sei la luna nella notte che vivo

O il sole che mi acceca a potente

Sei quella insensata esigenza di ciò che sei, anche quando vorrei essere più forte e sentirmi fiero di essere solo – privo di quel senso smisurato di dipendenza da te

Sei le lacrime che riesco a non sedare, ma che tu asciughi ogni giorno con sorriso

Sei quella maledetta sinfonia che mi assorda che sento ogni volta che ti osservo

Sei la voglia di amore che non sarebbe tale se non avessi il tuo profumo

Sei il magnetismo smisurato che mi attira a te – attraendomi

Sei la morbidezza dei tuoi seni, che tento di risalire in una scalata da pelle d’oca, insormontabile mentre mi si frammenta il cuore

Sei la mia parte leggera,che vaga gitana in un corpo che la contiene ma che esploderà d’amore.

Sei i tuoi baci che diventano un labirinto nell’ anima mia, da cui non ti leverai se non al mio ultimo sospiro.

Sei quel magico istinto di compire il primo passo, sempre verso te

Sei i tuoi occhi lucenti della prima volta che ti ho vista, illuminata sul palcoscenico del mio desiderio

Sei la gonfia pancia che accarezzo mentre sto sognando il volto di mio figlio

Sei ogni senso, in una miriade di sensazioni che mi travestono e mi spogliano ogni giorno

Tra le tue braccia -non sentirò esigenza di smuovermi, non avrò necessità di far altro sei come una protesi in cui mi sdoppio allunfandomi in te

Sei il mio riflesso impresso al mondo che non mi riconoscerebbe senza di te.

Sei ogni senso primordiale e l’ultimo sguardo sul mondo – prima che sprofondi in un sogno, un’altro sogno ricco di te Lu.

Incontro # i miei occhi #

I miei occhi sono stati i primi ad incontrati

Erano li che vagavano tra la gente, spenti, inanimati – in attesa di quella strana idea che tra le anime avrei dovuto incontrare te, proprio te. Si dice che l’anima degli amanti vaghi ricercando la sua appartenenza.

Hanno posato su di te, la direzione della mia attenzione, puntandoti come un’ape attacca la sua paura.

I miei occhi – proprio quelli che oggi spesso osservi e il più delle volte non hai bisogno di chiedere, perché gli stessi dicono di me, più di quanto io sia capace di dire a me stesso, ma solo tu li sai leggere – comprendendo in uno sguardo cos’ho dentro il cuore.

Non ho avuto nessun momento di amnesia, era chiaro ciò che pensavo di te, sin dal primo giorno. Sono stati gli anni successivi, semmai, molto più complessi – Solo tempo dopo, ho compreso che l’amore ( quello vero ) non ha confini, non lo sapevo – come non conoscevo la sensazione dell’ adattarti all’ importanza di un’altra persona nelle tue giornate per sempre e tutto ciò che ne compete – questo tetris , le sue rivoluzioni dentro di te.

Eppure, sempre i miei occhi – ti inseguono ancora, come se gli stessi fossero autonomi indipendenti da me, come se non facessero parte della mia statura,ma di te; significa che avevano ragione di essere stati i primi ad amarti. Li ho puntanti sui contorni interminabili del tuo essere, e girovagando il tuo esistere – stacanovisti mai domi, mai sazi, mai stanchi della loro origine – vagano te vivendoti.

L’origine del mio amore – porta alle radici del loro sguardo – a cui serrati, hanno adattato fisionomie, inquadrature e tonalità eterne che riportano a te.

Mi capita di vederti anche se non ci sei – sono sincero il più delle volte ti vedo soprattutto quando non sono con te, credo sia questo il senso della coppia esistere in ogni luogo che ti circonda. Ti sei rubata i miei occhi, o i miei occhi ti hanno rapita ed intrappolata a me.

Tu sei stata il segno evidente che qualcosa si muoveva – che non era tutto fermo.

L’immobilismo, pensavo. L’immobilismo è la peggiore delle sensazioni che un essere umano può provare. Stare fermi mentre tutto si muove, equivale a smettere di provare- non essere in grado di avanzare nello spazio . Quando i miei occhi si sono impossessati di te, il mondo era immobile, come i miei sentimenti che bloccati non scaldavano, mentre in quel fermo tutto svaniva snaturato – svuotato di ogni possibile scenario . Credevo mi fossi paralizzato, in una strada senza fine – perché una strada la trovi sempre nella vita se punti un cammino. Credevo che l’amore non esistesse, che si trattasse di un’illusione, di chi deve sperare vagando alla ricerca della sua anima. Poi sei arrivata tu, nel giorno più insolito dei tempi- in un giorno come altri ma che ti cambiava l’esistenza e dunque non poteva non essere speciale. Il senso della vita in un giorno come gli altri – questo lo ha reso insolito.

Si accese il mio cuore

La vidi nella distanza tra la gente

Capii che li sarebbe sorta la mia casa.