Parole in amore

Amo osservarti mia dolce Lu

Ti osservo scrutando ogni cosa

Come se avessi impresso ogni millimetro di te – sovrapposto ad ogni immagine che ammiro.

È un momento che non mi perdo mai scrutarti

Quando dormi

Quando allatti

Quando fai la spesa

Quando ti faccio innervosire

E visto che mi riesce, amo quando arrossisci

Non parlo mai tanto – è un mio difetto

Scrivo di più e senza dubbio non leggerai niente di quello che scriverò

Ma sai che ti capisco – e non importa. Adoro ricordare a me stesso che l’altro in una coppia è il suo proseguimento dunque sarai ciò che sono e sarò ciò che vuoi essere.

Tu preferisci un mondo reale

Fatto di cose reali – e ti capisco – la fantasia è terra di romantici e illusi

Chi scrive galleggia sui sogni saltellando sulle nuvole – e credimi ne è consapevole che sia impossibile

Ma lo fa – e dunque ogni cosa che diviene fattibile è di fatto possibile. Almeno in ina percentuale ridotta dell’ infinito.

Le persone che non hanno questa passione

Preferiscono la concretezza di un fatto da risolvere, da affrontare che l’incognita variante del sarà.

Non tutti passano da altri filtri in una vita costruita nel mondo reale. L’importante è vivere.

Fortuna che l’amore traplela – allora –

Traspare

Altrimenti ti perderesti tutto di me

Ma io scrivo

Sempre

Lo faccio per me

Prima nel cuore

Poi in ogni foglio che non leggerai

Secondo il tuo criterio – Ecco cosa sei per me

È un nascondiglio dove mio cuore impara a riposare non avendo voglia di farlo, altrimenti non ti amerei cosi tanto ma ti amerei e basta.

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Dentro

Non sarà solo una poesia

A smuovere tutto questo dentro

A cambiare il senso delle cose piazzate nell’ esistenza – come obelischi piantati nell’ anima.

Come se fosse solo colpa del destino.

L’ affanno nelle mie parole

Lo sento arrampicarsi – sino ai nodi in gola

Ed già finito il giorno

Col timore che sia identico anche domani

Cosa ci metto in ogni poesia?

La voglia di superare il resto. Ogni cosa che mi ipnotizza spingendomi avanti.

Quello che rimane

Quello che non va via

Ho paura, capita sai anche a chi sorride sempre

Dentro ogni cosa

Ci sono io,

dentro ci sono sempre e solo io..

È solo tempo

Le melodie lontane

Suonano come il tempo

Riflesso di un semplice sospiro

Passato cosi

In un lampo

In una vita a flash

Ogni scatto uno spazio luce

Durato la brevità di un’altro errore

Alla fine

È stato solo tempo, tutto ogni cosa

È solo tempo

Le tempeste

Camminavamo io e te

Sulle rive di un mare che sarebbe diventato bufera

Non conoscevamo il destino

Sapevamo solo l’amore

Camminiamo sulle rive

Le bufere sono diventate brevi tempeste

Come le estati di san martino

Se siamo ancora a compiere passi

È grazie a quell’ amore

Transfert.

Avete presente quel concetto di tramandare…trasferire qualcosa di detto da generazione a generazione.

Mio padre un giorno mi disse

<< Io ho visto cose di te. Che tu non ricorderai.>>

Per poi proseguire

<< Io sono quella parte di te che mi appartiene. Quell’ io dentro – quella presenza nella tua vita che ti ricorderà sempre chi ero dicendoti in parte, chi sei>>

Altra pausa

<< Io so come sei, da dove nasce un tuo pianto o dove devo andare per darti un sorriso. Sei stato dormiente per giorni sul mio petto, mentre il mio cuore batteva sui tuoi sogni. Io ricorderò tutto di te figlio mio perché sei parte di me. Tu ricorderai solo una parte di me, e chissà anche solo queste parole. Sono la tua memoria – quel tuo che solo io posso ricordare. Non chiedermi se ti amo, se ti hi amato. Sei mio figlio. Tutto per me>>.

Le sue parole sono rimaste impresse dentro di me, per la semplicità – ma su tutto per la loro vera concettuale essenza.

Penso spesso a ciò che ha detto e credo che tra le tante cose che devo trasportare questo dialogo sia una di quelle. Un giorno potrei dedicarlo al mio piccolo. Ogni tanto mi piace dedicare articoli per i miei cuccioli. Lui unico maschietto dopo due donnine, era ciò che ci voleva che necessità alla ns vita familiare per rimetterci in corsa – dopo un grande scossone.

Il mio credo è sempre lo stesso. Solo l’amore cura il dolore.

Io apprezzo mio padre maggiormente adesso che è grande – ma devo a lui ciò che sono. Mi piace l’idea che mio figlio apprezzi il suo papà senza attendere come me tanti anni.

A Leo.

Dirlo o non dirlo.

Non mi capita spesso di parlare di Autismo su wordpress – se capita è sempre per un evento che mi ha coinvolto la mia giornata. Come se all’interno di questo spazio, vorrei conservare integro il valore di una libertà personale che serve. Spesso – dimentico che l’integrità è dentro. Ogni essere umano porta dentro di se, ferite che cura con le proprie emozioni, le guarisce o tenta di farlo, ma la realtà prevarrà sempre e inevitabilmente invaderà anche i rifugi. E’ un tentativo che ho provato , nella speranza che almeno in un circostanza il grande male – non entrasse, che per una volta non fosse compagno di viaggio. << Non è cosi >>- ripeto da giorni << se qualcosa ti spinge a scrivere, usala, falla tua – alla fine la scrittura per me cos’è? decodificare – dire apertamente a me, per me stesso – ciò che ho dentro. Se l’autismo anche qui – vince sulla paura di contaminare anche questo – allora – questo è ciò che serve per affrontarlo. Uno schema inconscio semplice dice – LA CURA E’ SEMPRE IL MALE STESSO. Non è una teoria – parlo di realtà, parlo di certezze – le nostre paure, i nostri” no imposti ” le relative chiusure, sono l’effetto che ha su di noi il quotidiano, non sfidare le nostre imposizioni equivale a spegnere noi stessi. Non entrare in guerra non significa che l’acerrimo nemico non ti conquisterà – peggio – lo stesso avrà la serenità di sferrare un attacco che sancirà la tua sconfitta e alla fine una guerra ci sarà, meglio quindi armarsi e provare. Per cui mi sono detto, lo scrivo per me – serve a me – se la inserisco all’interno di questo spazio che voglio tenere incontaminato – significa che vorrò ricordare a me stesso “Esiste ogni giorno” volevi crearti un parallelo, ma se riesci ad introdurlo nella tua intimità – anche in questa – farai la cosa giusta. Sarai entrato in qualcosa sensa farti sopraffare.

Domenica ero a mare – L’adriatico in questa zona, non si può definire mare. Dunque all’interno della spiaggia è stata introdotta una piscina cosi ero a mare -ma ho preferito la piscina. Osservavo mia figlia tra tanti bambini – e non vedevo differenze. I giochi, i sorrisi le attività erano uguali. Eppure lei nonostante – il ns autismo è di alto funziona mento – non rientra nella cerchia dei normodotati. Che parola normodotati. Vi parlerò di autismo oggi, perché l’autismo è anche questo, quotidiano. Il mio quotidiano dira’ qualcuno. Il quotidiano di un singolo che appartiene alla comunità è parte della comunità.

Se consideriamo, l’autismo come disabilità prettamente legata ai soli componenti di una famiglia autistica – dimentichiamo che l’autismo è globale. Anni fa, prima che l’autismo si presentasse alla mia porta – ho sempre considerato, tale patologia qualcosa di reale, ma ovviamente dissociato dalla mia realtà sbagliavo. Se mi chiedete oggi che cos’è l’autismo, potrei dirvi semplicemente che l’autismo è di tutti – della comunità è parte di noi. L’autismo è un problema di tutti come ovviamente tutte le disabilita’ – perché ? Facile – i mali continueranno ad esistere e potrà essere parte di noi – anche di noi che fino ad oggi non lo abbiamo considerato. A me personalmente è successo.

Perché dico questo – perché il mio consiglio è sempre quello di essere solidali, di trovare sempre uno spunto per capire chiuque indipendentemente se la persone che abbiamo dinnanzi ha bisogno o no. Sarebbe utile a tutti essere di aiuto a tutti.

Sono un papà – come tutti i papà del mondo amo mia figlia, a differenza di altri però ho avuto nella sfortuna, la fortuna di imparare da lei un amore totalmente differente. Il suo primo bacio – dato come gesto spontaneo di affetto è stato a quasi 3 anni e mezzo – immaginate come ho desisderato quel suo gesto. Da allora è successo sempre ma sempre sotto insistenza o per meglio dire – sotto richiesta. La prima volta che ha detto papà aveva quasi 3 anni – sapete cosa significa? La prima volta che sono riuscito ad abbracciarla è stato dopo tanta tanta preparazione è stato magico. La prima volta che sono riuscito a strapparle un ” cosa hai fatto oggi all’ asilo?” e mi ha risposto è stato da poco tempo. L’autismo è come un amore non corrisposto – una mancata risposta – un non sguardo – un silenzio incessante. Ma se sappiamo andare oltre – è la stessa cosa se riusciamo a sentire con i cuore o con brevi frammentati sguardi cosa provano per noi. Amano – come tutti – amano come noi. Non hanno esigenza di manifestarlo, non lo ritengono prioritario – non riescono a decodifcarla come possibilità. L’autismo non è un male è un modo di essere differente.

Letto cosi sembrerebbe qualcosa di sostenibile…non lo è – ci si può arrivare. Con calma, con passione con amore e con una fortissima dose di dolore che dobbiamo provare. Ma il dolore è il principio dell’ esistenza…non pensate sia vero. Nasciamo da un parto…dolore è il fondamento della ns esistenza. Nascere equivale a sapere che dovremo interfacciarci con il dolore. Se impariamo ad accettarlo – lo stesso diventerà un compagno da cui guardarsi ma almeno non saremo stupiti quando giungerà. Non esiste una vita che non sia sottoposta all’ effetto doloroso che la stessa riseva.

Dicevo – ci si arriva – sapete quante volte non mi sarei neppure svegliato. Ma lo dovevo a lei…lo dovevo al grande sacrificio che la mia piccola svolge ogni giorno per arrampicarsi nella vita e sulla vita. Ricordo quando la accompagnavo per la notte – attendevo stringendola a me ( è l’unico istante in cui si fa stringere fino a farsi stritolare ) e attendevo che si addormentasse. Solo in quell’ istante tra le luci soffuse di quella stanza e il flebile rumore del suo respiro piangevo e quanto ho pianto. Era l’unico momento in cui non poteva vedermi. Nessun bambino dovrebbe vedere i genitori piangere. Anche se sembra non incidere credetemi il pianto dei genitori in un bimbo potrebbe aprire breccie indefinite che potrebbero portare a rotture complesse da risanare. I bimbi devono vivere le certezze abbituandosi alle incertezze gradualmente. Il pianto la disperazione crea un solco che loro non riescono a riempire e questo potrebbe trasformarsi in tutto.

Dopo quei lunghi pianti – rinascevo – mi ricaricavo e potevo rivivere. Il dolore serve e i mali non sono il vero dolore. Fa più male l’indifferenza credetemi.

Per non parlare di mia moglie – prima della nascita di ns figlia è successo qualcosa che mi ha fatto provare la sensazione di perderla. Vivere questo ha fortificato in me l’idea di doverla meritare. La mia proiezione è meritarla ogni giorno e attraverso questa visione delle cose sapere con certezza di amarla su tutto e amarla su tutto. Si intuisce maggiormente l’amore quando pensi di averlo perduto. È amarla è per me un grandissimo privilegio che la vita mi ha donato. Lei per ns figlia fa in un giorno ciò che io faccio in una settimana. Credetemi io sono un papà che fa di più di quello che si dovrebbe. Immaginate dunque lei. Avere una donna come mia moglie è stato determinante per affrontare l’autismo. Per ultimo in ordine di arrivo Lui – il mio pargolo – il mio ragazzo magico “lo chiamo “. L’ultimo nato – lui è il ns coraggio – con i rischi connessi e le paure di ritrovarci l’autismo nuovamente in casa…abbiamo voluto fortemente che arrivasse. Ed eccolo – irrequieto- ma è la ns carta vincente. Colui che ha portato nuova energia ed un’altra grande anima da custodire. I figli sono il ns amore dominante, il proseguimento della ns vita. La ns eternità. E indipendentemente da come saranno. Saranno te per sempre.

Non parlo molto di autismo su wordpress e forse sbaglio. Devo farmi promotore già nella vita – ma credetemi adesso che ho finito di inserire i miei pensieri sto meglio e dunque aveva ragione la mia ispirazione. Esprimerla dopo averla provata è meglio di non dirla.

Perdonate lo sfogo era utile al mio amore. Mille volte ho detto ti amo e mentre scrivevo i miei occhi erano brillanti – perché tutto ciò che pensavo mentre scrivevo – erano loro. La mia vita.

L’amore è tale – sempre –

Gli elementi che cambiano, siamo noi

Se impariamo ad amare

Sarà solo l’amore

E lui sarà sempre la differenza.

L’amore è quella strana sensazione

L’amore è quella strana sensazione che non so dire, ma di cui ho bisogno

È un mutante

Piange

Ride

È vispo, imbronciato.

Tutto. E’ ogni cosa che possa essere l’opposto.

L’amore

È il sorriso di una donna che vedi ma non rincontrerai

I sospiri univoci dei loro canti, in letti di fuoco di delirio

L’amore è feroce

Atroce se vuole ,tra le stravaganti sue diversità a doppie facce

L’amore è inspiegabile

Non ha un definizione che la cattura

Si regge su chimica o solo destino mischiato a circostanze alternanti

Identico nell’effetto

Differente in ogni suo aspetto

È una donna che conta le lacrime che ripercorrono i suoi zigomi

Una nonna che narra ai pargoli

Un grande vuoto al suo tramonto

Ogni cosa che brama nel suo farsi ammirare

L’amore è la mia vendetta alla vita

E con lui che combatto vincente la stessa

L’amore è quella cosa che non so dire

Ma di cui provo sempre a clonarne un senso

Ma i sensi sono effetti tangibili

L’amore è ogni suo contenuto.

I tuoi occhi

Non ho mai dimenticato i tuoi occhi

Quelli che mi hanno attratto a se

Diventando i tuoi battiti in me

Gli stessi che ho visto straripare di lacrime

Mentre impotente vedevo il mondo crollare sui nostri orizzonti

I tuoi – occhi, come dimenticarli

Quando il dolore si faceva madre

Non ho mai perso i tuoi occhi

Come se gli stessi siano me

Una parte di te in ogni parte di me

Confessioni di una notte ( contorterie )

confusione

 

 

 

Sapete cosa accade quando tutto si riduce al silenzio?

Cosa succede quando ogni cosa che dovevi fare è finita?

Riemergo. Inizia un’ altro momento, un’ altro giorno, un’altra era – anche l’universo credo sia diverso da quello che vivo.

Cristallino, limpido – trasparente, nessun velo – nessuna via di fuga – solo insana realtà. Sarà il richiamo letterario – le sillabe impazziscono schizzando da ogni orbita, le parole si creano su audaci impalcature, su cui vengo allestite in colonna – mentre in file per due, ordinate e allineate come militaretti, attendono il loro destino.

Eppure, sarebbe meglio dormire, mi piacerebbe farlo almeno per tre ore consecutive senza dover quasi impegnarmi a farlo. Ma la notte è cosi – è come un’amante che neghi a te stesso, ma sai che vorrai andare a finire nel suo inquieto letto, con la maledetta certezza che farai peccato ancora, perché hai voglia di lei. Ma non importa ripeterò mentre cerco di raggirare la mia coscienza << la notte è la notte, non importa che vita hai costruito, lei è sempre stata questo per te>>.  Cosi in questo silenzio ( non dimentichiamo il silenzio ) citato all’inizio di questa confessione – avanza – nella notte che ti accompagna ed esalta le tua perseverante tendenza. Perseverare per chi scrive e adora la notte è dipendenza. Di giorno leggo, lavoro, vivo una vita – mentre mi abbaglio di sole e miraggi. Di notte, le emozioni gonfiano, le certezza si trasformano in grandi dubbi, le paure ti rendono cauto, attento, sfidante. Ti svesti di tutte quelle azioni ponderate che tenti di svolgere nel rispetto di tutti, delle regole, delle leggi nonché delle assurdità ( non dimentichiamo l’assurdo ) altrimenti – tutto diventa quasi una favola. Ed eccolo – questo drone notturno che può spiccare il volo. Non indosso più niente se non il mio pigiama – amorevolmente acquistato da una moglie meravigliosa che ti vuole maledettamente adattato all’era, anche quando dovresti essere simile ad un preistorico ricercatore di relax – in un piacevole ( spiaggiato da primato mondiale ) – ed ecco – vestito in un fresco e frusciante abitino di lino notturno, che cerchi le parole . Osservo questo trattino verticale che come un mago imprime un calibro dopo l’altro ad ogni mio piccolo istinto da scrivano di periferia. Amo il concetto di periferico – mi è sempre piaciuto – il periferico contorna, e ciò che ti fa da contorno, per lo più trattiene, o accerchia – è sempre dal centro di ogni concetto che è contenuta la distanza. Dal centro si contano i passi che ti portano alla parte più distante da dove inizierai a contare. Adoro questo passaggio filosofico – per la prima volta, lo imprimo su carta – o schermo – ma è sempre stato li nelle PERIFERIE DELLA MIA ANIMA. Nel caso specifico la periferia intesa in uno spazio anima è la superficie che la riveste, il primo strato – la prima cosa che vedrò di un elemento è il contorno se lo stesso avrà forma tridimensionale è il primo elemento – successivamente mi protenderò nello specifico ad osservare il resto. Dunque l’elemento periferico sarà, la prima parte di qualcosa che osservo in modo dettagliato ma settorialmente – per cui il centro di ogni cosa che osserverò è l’ultimo elemento che setaccerò. In tanto l’orologio scorre, il cursore lampeggiante verticale produrrà parole e io elaborerò i concetti.  La notte proseguirà e tutto – dico tutto – sarà com’è sempre stato.

 

Intrappolato nel silenzio di una notte ammaliante

mi perderò tra le sillabe di periferia,

d’una anima in subbuglio – che non vuole tacere

Il sonno avanzerà lentamente

arrampicandosi a  venature di attimi d’ingegno

e tutto resterà com’era -com’è sempre stato.

Una frase creata da un segmento verticale che rubandomi parole

dirà di questa notte, cosa voglio che essa sia.

 

alla notte.