Identità

Un amico mi ha scritto in privato – chiedendomi apertamente un parere. Premesso che non è un problema ho pensato di ampliare il concetto e renderlo condivisibile.

Identità ? Un complesso e ampio spazio esistenziale. Qual’e’ la ns identità?

È curioso come spesso dimentichiamo ciò che siamo, per trasformarci in ciò che la società ha creato per noi. In questo virtuale angolo di mondo – coesistono differenti esseri umani – dottor Jekyll e Mr Hyde – li chiamo cosi…perché ampliando la mia visione di loro li riscopro due esseri differenti se li frequento al mattino e li rivedo di sera.

Cavie oggetto di sperimentatori analitiche

Parto da questo concetto sublime per parlare di identità…di essere, anziché volere…di credere invece di adattarsi.

La ns mente è una macchina perfetta – autodiagnostica – controllo valori – messa a fuoco – esecuzione – viaggio – il percorso è ciò che ci caratterizza e la ns identità è la variante con cui si misura il percorso e il simbolo con cui daremo un valore alle distanze.

Sembra un’ approccio matematico – ma non lo è – la simbologia esiste nella vita proprio come nei conteggi.

Noi siamo cosa? Un agglomerato di concetti che vengono processati – un mix perfetto di azioni e gesti contemporanei che ci permettono di agire e scegliere con criteri più o meno logici – alla costante ricerca di?

Il più romantico direbbe felicità

Il più attento direbbe serenità

Il più permaloso direbbe perfezione

Il più meschino direbbe potere.

E potrei continuare cosi a sfinimento

Alla costante ricerca di noi stessi – di cosa ci appaga e di tutto ciò che ci fa sentire finalmente attivi. In questo tragitto – transitiamo in noi stessi – facendo leva sulle nostre volontà – i ns desideri per raggiungere le mete prefissate. Dunque seguiamo una strada identica per tutti – arricchita di ogni possibile cosa che può esistere in natura e in industria, e nel lungo cammino eseguiamo delle scelte – avanziamo li dove esiste qualcosa che ci attrae e ci interessa avere.

La domanda è chi siamo?

Durante questo ns viaggio chi siamo davvero? Siamo noi – pompati di noi stessi – o siamo ciò che ci impongono di essere. Abbiamo vissuto i ns desideri soffocandoli o li abbiamo vissuti con tutto noi stessi senza mai venire meno al ns credo?

Non possiamo essere due cose differenti o peggio la metà di due elementi. Possiamo essere una cosa che attinge a più elementi ma mai più cose che convergono nella stessa espressione.

Strozzare il ns essere – convertirlo o alterarlo comporta inevitabilmente la perdita di una parte di noi – rendendoci metà di altre cose o quarti di tante altre.

Avere chiara l’idea di chi siamo equivale ad esistere nel pieno della ns essenza.

Farò un esempio stupido – fingiamo di comporre un manichino con sole parti differenti – sarà un manichino ma non avrà una funzionalità effettiva…sarà una sagoma che identifica una cosa che non potrà mai avere l’effetto da cui dipende la sua effettiva funzione.

Per cui – caro amico – essere se stesso equivale a mettere a fuoco chi siamo – dimenticarlo o sopprimerlo diventa la metà di ciò che sei. In questo ridursi – non si diventa più forti ( credendo di arricchirci con altro ) si diventa solo meno se stessi – e se i miei calcoli sono corretti – se devi affrontare una circostanza ed in essa non ci sei tu in ciò che sei – hai perso in partenza visto che in questa vicenda può esserci tutto ma non te. Identità.

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Assenza si parole

In questi ultimi giorni non riesco proprio a scrivere. Ogni pensiero che mi capita di esprimere , dopo una prima stesura resta fermo intrappolato in poche parole nello spazio bianco e il cursone che lampeggia come a farmi l’occhiolino. Qualcuno esordirà sei a corto di ispirazione – ma per me parole, frasi – non rappresentano solo l’ispirazione – sono un’intima comunicazione tra corpo e anima. Cosi in questi giorni una parte di me è nervosa e la parte opposta si sente sola. In estate il lavoro fatalmente diminuisce o perlomeno diventa sopportabile e dunque ho più tempo. Come se il malessere in estate diventa secondario rispetto alla fredda stagione in cui non basterebbero 48 ore in un giorno per smaltire il da fare. Risultato perfetto + tempo – meno parole + strana necessità di me. Scrivere molto spesso è trovare una valvola di sfogo da una canna fumaria pronta ad esplodere. Per questo non parlo di mancanza di ispirazione ma di assenza di parole.

Arriveranno…in tanto leggo le vostre su wordpress ed una bellissima ricerca di parole…

L’amarti poi

Sei quell’eterno che tento

Quella fiammella lontana che il mio sguardo non abbandona

L’amarti poi , che strana percezione

Esiste con regole, che insistono ad esistere in uno spazioso senza senso, eppure

Sei quell’eterno

lo stesso che definii allora

Non avresti senso di essere ciò che sei

se non fossi cosi vitale

cosi ricca di spazi, di spunti di esigenza

di desiderio sempre

Un tantrico smuversi sulla mia anima

( alla mia Lu – esigenza di vita )

No

“Ho visto i suoi occhi vuoti

Privi di luce

Perdersi in un frammento di nulla

Mischiarsi al niente e trasformarsi in tale

Li ho compreso che in quello sguardo

Vi era una verità

Che i suoi occhi senza parole hanno detto.”

Ogni volta che sento di nuovi avvenimenti

Io perdo aderenza dalla terra che calpesto e non ho un briciolo di speranza sull’ umanità.

Non credo negl’esseri umani – per ciò che sento o leggo – non ho intenzione di comprendere quanta brutalità può esserci in un ‘essere. Non ci credo e basta in quanto abbiamo già troppi dati certi – per dare fiducia all’ uomo.

Credo nelle parole – credo nella propaganda silenziosa che insegna e lascia qualcosa in coloro che sentiranno o leggeranno le mie parole. E non smetterò mai di dirlo.

Credo in Dio e onestamente ritengo che sia necessaria una sua dimostrazione di intolleranza – perché qualsiasi Dio non dovrebbe accettare certi eventi.

Non credo nella giustizia – che ha la brutta abbitudine di attendere solo gli eccessi per poter essere utilizzata.

In questo articolo non parlo di guerre o di fame nel mondo o di altre situazioni drammatiche ( anche quelle andrebbero censite dall’ Onnipotente )

Parlo di qualcosa che troppo spesso si sente e resiste – nella cronaca e nella nostra indifferenza.

Alla donna è data l’incobenza di dare alla luce – figli – di una specie – che dovra’ sempre ricordare che lei – è madre. Indipendentemente se lo sia realmente o metaforicamente. Non rispettare una donna equivale a non rispettare l’umanità.

Anticamera del mio sorriso

L’ anticamera della felicità

Tra fronde d’una boscaglia

senza fine

senza luce

L’ultimo sospiro – può essere speranza

O il mio animo avvolto in una resa.

Sono sdraiato sotto le stelle

Osservo le più lucenti

Pianeti tra le lucciole

Ti stringo a me fortemente da sentire il tuo battito risalire le mie mani

E’ ogni fibra d’ogni ispirazione

Mia piccola oasi dell’ anima

Mio sospiro sul collo

Mentre cullandoti mi sento padre

Tu autrice di ogni

Tu dettato di sillabe d’amore

Tu definizione di qualsiasi altra

E sono felice

Anticamera del mio sorriso

INCONTRO#L’incontro

Era l’amore dentro al mio sguardo.

Lo stesso amore di cui spesso non sappiamo descriverne il senso, la logicità di un’ appartenenza a cui diamo significati che possono diventare eternità, ma che spesso non bastano a far si che se ne concepisca l’essenzialità. Non dobbiamo avere paura di amare, ne tanto meno dimenticare quanto la persona amata sia vitale. L’amore è come una grande architettura soppiantata nel nulla di cui non riuscirai mai a percepirne la grandezza, ne tanto meno la sua forma. Ne intuirai la presenza, che dovrai costantemente mantenere inquadrata dal tuo oblo che apre l’universo ad uno sguardo che si disperde . Lascerà in noi sempre l’idea di incompiuto, di questo mastodontico scenario non saremo in grado mai ,di percepirne un termine ( che certamente non esiste ) che possa intrappolarlo in una forma. Non ha fisionomia precisa,è ogni cosa che possiamo vedere, ciò che vogliamo che sia, quello in cui lo trasformeremo.

Il giorno che la incontrai – prima di tutto scoprii me stesso. Un io che non conoscevo, di cui mai – ne avevo percepito l’esistenza. Viviamo la vita incosapevoli di ciò che è il destino, avendo cmq chiaro il ns destino ( che assurdità non sapere l’evolversi del tempo che trascorreremo essendo consapevoli della nostra vita). Non è un gioco di parole. La vita è come percorrere una strada di cui conosci il punto di termine, ma non conosci lo scorrere di ciò che incontrerai nel percorrerla. Ciò che rimane è solo un punto sconosciuto in ogni beffardo riparo del fato, li speranzoso di attivarsi.

La incontrai nel giorno inatteso del tempo era tutto sbagliato, eccetto noi. Noi eravamo la cosa giusta in una scena sovrapposta

Amo definire il nostro incontro ,il concetto di sovversione di ogni elemento che transitando in uno spazio che rende impossibile il collegamento, pur di esprimersi cambia il senso di ogni cosa.

Esisteva una sola opportunità e per avvenire tutti gli elementi contrari – tutti – per una volta sola dovevano essere contemporaneamente all’ opposto di ciò xhe erano sempre stati -per la prima volta e per una volta sola.

Non dirò la scena che ci ha accolto dico solo che già amarsi è un miracolo/ in questa circostanza mi ricorda l’impossibile.

Esiste un solo modo in amore per cui una cosa impossibile diventa impossibile

Non credere nell’ impossibile.

Cosi è stato contro ogni cosa, forma o concetto che non prevedeva futuro.

La prima volta che ti ho visto

Ho compreso dove avrei costruito la mia casa

Sui – sogni – tra le nuvole soffici di un immenso cielo pronto ad ospitarci

Amarezza

Cosa ho detto a me stesso?

Che parole posso?

Dentro – dentro di me

Lontano da ogni farza che devo alimentare

In questa vita inquinata

Come un soffio fresco che allieta il mio viso

In un’estate afosa.

Quanto ho dentro

Che ho detto a me stesso?

Prima di dirlo ad ogniuno di voi.

Lontananza

Osservo le stelle

sono come il mio sguardo

In quell’ oltre oscuro che le incastra a se

Amo il silenzio notturno

Quando tutto è cosi surreale

Quest’ universo

Cosi vasto

Cosi lontano

È come una grandezza nell’ ignoto

Come una domanda abbattuta ai troppi perché che non sazierai

Osservo le stelle

Ed esse sono la distanza

Sono quell’ insostenibile

Senso di lontananza a cui mai mi adattero’

Lontano da te

Lontano da una vita che non è più mia